Quella canzone che avevo sempre in testa. Il mio 2017.

12:32:00

All’inizio del 2017 avevo sempre una canzone in testa. 
Appena la facevo partire su Spotify l’unica cosa a cui pensavo era: “Questa canzone l’ascolterò quando vivrò a Barcellona, quando sarà primavera e avrò la finestra aperta per ascoltare i rumori della città e far entrare un po’ d’aria dentro casa”. 

Era gennaio e non avevo idea che sarei partita davvero per Barcellona e che ci sarei rimasta fino all’arrivo dell’estate.

Era una canzone mi ispirava una sensazione di spensieratezza, quella che talvolta mi colpisce quando la giornata sta per concludersi, verso le sei di sera, ed i pensieri della mattina si affievoliscono senza che me ne accorga.


Quando mi sono trasferita a Barcellona ed è arrivata la primavera, quella canzone non l’ho mai ascoltata. 
Forse me ne ero dimenticata, o forse mentre era il suo turno sulla playlist, non ci ho mai fatto caso.

Eppure, non appena decisi di tornare a Firenze, mi è subito tornata in mente.

Mancava una settimana al mio rientro e il mio umore era (inspiegabilmente) sereno, tranquillo. 
Avevo la sensazione che quel periodo - così magico e difficile allo stesso tempo- poteva concludersi senza rimorsi ne rimpianti. Mi sentivo pronta per tornare a casa.

Così, guardando fuori dalla finestra, in una sera d’estate ho ascoltato la mia canzone e ho trascorso tre minuti dentro un involucro di pace e lacrime.

In un certo senso lo posso tradurre così il mio 2017. 
Un anno carico di aspettative che sono state travolte da esperienze molto più intense e complicate, molto più vere. 
Indimenticabili.

Forse non mi ricorderò del 2017 come l’anno del mio bellissimo road trip estivo in Slovenia e forse nemmeno per il weekend in Valle d’Itria di metà settembre. Non lo ricorderò per quel giorno in cui mi sono svegliata dentro i Sassi di Matera, o quando per la prima volta ho visitato Le Fiandre, o sono tornata a Bruxelles sotto Natale. 
Di quando ho festeggiato il mio compleanno in Costa Brava o del weekend improvvisato a Minorca in primavera. E nemmeno di quando ho visitato Berlino. 
Non credo che lo ricorderò come l’anno in cui ho riscoperto la mia Toscana in autunno, con gite fuori di porta improvvisate.
Ma non fraintendetemi, tutti questi viaggi io li ricorderò, li ricorderò singolarmente, uno per uno, perché li ho amati tutti e ciascuno mi ha insegnato qualcosa.

Il 2017, però, lo ricorderò per sempre come l’anno del mio cambiamento più grande. 
Mi ricorderò che, anche andando contro tutti, con tanta determinazione i sogni si possono realizzare.
I propri sogni, quelli che si coltivano in silenzio e che anno dopo anno si fanno sempre più grandi ed ingestibili. Sogni che riescono a maturare come frutti al sole e che prima o poi cadono dall’albero, per poi chiederci se li vogliamo raccogliere oppure lasciare a terra.

Magari non andrà tutto come previsto, magari ci saranno dei cambiamenti strada facendo, ma forse saranno proprio quei cambiamenti inattesi a rendere il viaggio memorabile.

Nel 2017 ho capito che dentro di me ho tantissimi limiti, ma ho capito anche di poterli superare se solo provo ad affrontarli.
Le risorse, dentro di noi, ci sono; talvolta manca il coraggio di portarle in superficie e farci i conti. 

Lo scorso anno di questi tempi vi auguravo un nuovo anno che vi facesse saltare da un’emozione all’altra, che vi stimolasse e che vi portasse quella felicità di cui ogni tanto ci dimentichiamo. Rileggendo questi auguri mi sono resa conto che all’epoca era proprio ciò di cui avessi bisogno. Era un augurio che facevo anche a me stessa.

Me ne rendo conto adesso che l’ho riletto.

Quindi mi chiedo: che cosa ci auguriamo quest’anno?

Di coltivare la propria curiosità.
Di non abbandonare le idee che all’inizio sembrano inconsistenti senza prima provarle.
Di essere sereni.

Buone Feste! 
Grazie per l’affetto che mi dimostrate. 


La canzone che ascoltavo sempre è Golden (feat. St. South) di Mt Wolf, St. South.

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